Da cosa nasce cosa

DA COSA NASCE COSA    2016/2017 – Fotografia tessuta in jacquard, cucito. Cotone, ramiè ,fili lana tintura naturale, baco da seta – 3 teli – ciascuno da  50 x 480 cm

“Da cosa Nasce cosa”, ha ricevuto la Menzione Speciale 00042-Biennale Shingle 22J. Edizione 2017, si compone di un telo tripartito, che scivolando morbido riflette la luce richiamando quella del cielo a cui guarda l’umanità di ogni tempo. La vita e la morte, si incontrano in questo lavoro, per esprimere la rinascita attraverso la metamorfosi. Quando nel ciclo generazionale la madre sfuma i suoi giorni dalla terra a dimensioni altre, lascerà tuttavia il suo spirito che rivivrà in un nuovo figlio. Questo il concetto fondante trasmesso da Daniela Gioda, e per esprimerne il senso si serve della macrofotografia con una tonalità degradante, mentre un baco da seta, cucito al termine del pannello ripiegato e lasciato sovrapporsi sul pavimento, simboleggia il ventre materno. L’opera è un trittico riferito all’allegoria di Madre, Figlio e Spirito, alla Trinità del Cristianesimo, ma anche ai simboli di Pachamama e di molte altre Sacre Figure di religioni d’ogni tempo.

“Da cosa Nasce cosa”, is composed of a tripartite cloth which softly glides reflecting the light and evokes the light of the sky humanity has always stared at. Life and death meets in this work, to express rebirth through metamorphosis. When in the generational cycle the mother passes away from earth and enters other dimensions, she will leave her spirit to live again in a new human being. This is the fundamental concept Daniela Gioda wants to convey, and in order to express its meaning she uses the photomacrography with a degrading shade, while a silkworm sewn at the end of the folded panel which is left overlapping on the floor, symbolizes the mother’s womb. The work is a triptych related to the allegory of Mother, Son and Spirit, to the Trinity of Christianity, but also to the symbols of Pachamama and many other Religious Figures of all time.

Testo Critico: Silvana Nota

Translation by Elisabetta Malizia